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PASQUA DI UNA VOLTA?


"L' Altra Molfetta" di aprile 2017

Articolo del dott. Francesco Stanzione
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Pasqua di una volta ... parrebbe quasi il titolo del racconto di qualcosa che non c'è più o che si è trasformato a tal punto da non più identificarsi in quello che è attualmente.
Nel mettere giù queste mie note sui giorni più attesi dell'anno da parte dei molfettesi, ovvero la Quaresima e la Settimana Santa, che hanno il loro epilogo nella Pasqua di Resurrezione, sono stato ispirato dalla ennesima visione di un pregevole filmato del 1964, artigianalmente trasposto in DVD, dal titolo, per l'appunto, "Pasqua a Molfetta".
Questo filmato, il primo e forse più completo documentario sulla "Pasqua molfettese", fu realizzato in quell'anno da un gruppo di amici, amanti delle tradizioni locali (dott. Girolamo Sasso, dott. Mario Saverio Cozzoli, dott. Orazio Panunzio e sig. Paolo Binetti), con mezzi a quei tempi all'avanguardia ma che ora potrebbero ben essere collocati in un museo della cinematografia; eppure il prodotto finale fu eccellente, sia tecnicamente che nel commento a cura del dott. Orazio Panunzio e registrato con la voce del dott. Giorgio Azzollini.
Fu presentato al pubblico poco prima o poco dopo (non ricordo bene) gli inizi della Quaresima 1965 (avevo da un paio di mesi compiuto nove anni, ma già da molti avevo contratto quella patologia che potrebbe spagnolescamente essere definita come "Semanasantite" acuta recidivante, destinata a diventare cronica).
Nonostante la giovanissima età (era un'epoca in cui i bambini, tra gli adulti, contavano come il proverbiale "due di briscola"), ebbi la possibilità di vederlo in anteprima presso la Farmacia Mastrorilli, della quale mio padre era all'epoca farmacista collaboratore ed entro cui, con tutta probabilità, anzi sicuramente, fu partorita l'idea di realizzare quel filmato, essendone quel gruppo di amici abituali frequentatori.
La Farmacia Mastrorilli, quando c'era don Vito (già Priore di S. Stefano negli anni 1945/47) era una vera e propria "istituzione" nel panorama della Settimana Santa molfettese, non solo nel periodo "caldo" pasquale, ma durante tutto l'anno, perchè era luogo di ritrovo serale di amici confratelli che, soprattutto durante il servizio notturno, andavano (per così dire) a fare compagnia al dott. Mario Mastrorilli, figlio di don Vito; tra questi vi erano anche gli ideatori del filmato in questione.
Ognuno di noi, quando pensa al passato, ha come punto di riferimento ciò che ha iniziato a percepire, visto e sentito nei primi anni di vita. Ebbene per me la "Pasqua di una volta" è rappresentata esattamente da quelle ormai sbiadite riprese cinematografiche che nei momenti di "nostalgia" ho visto e rivisto tante volte e che corrispondono a quello che, personalmente e con gli occhi di bambino, ho visto per la prima volta e ricordo come se fosse ora.
Sempre da bambino ascoltavo i "grandi" raccontare di come era la Settimana Santa molti anni prima e fantasticavo sulle atmosfere mistiche che si creavano nelle chiese del Purgatorio e di S. Stefano quando venivano allestiti i "Sepolcri" ... ancor più la mia immaginazione andava a come dovevano essere in processione le antiche statue dell'Arciconfraternita della Morte e a quando le "uscite" del Venerdì e del Sabato Santo avvenivano di notte.
Posso però dire che, a parte gli orari di uscita delle processioni, per quello che sono le mie percezioni e la mia esperienza nell'ambito delle tradizioni pasquali molfettesi, tra il "sentito" nei racconti del passato, prima che io nascessi, e il mio vissuto da bambino, la differenza è assai sottile; pertanto, di come anni addietro fossero i nostri amati riti della Settimana Santa, ho una idea abbastanza precisa.
Fino all'età della adolescenza ricordo che tutto, anno dopo anno, era la fotocopia di quello precedente, finchè vennero quindi gli anni settanta, successivi a quel nefasto 1968, che a mio modesto e personalissimo giudizio ha rovinato tutti gli altri decenni successivi fino ai giorni nostri ...
Anche la cosiddetta "pietà popolare" cominciò a subire gli assalti di quel "modernismo a tutti i costi" che voleva sostituire quanto apparteneva al passato con qualsiasi altra cosa, pur non necessaria e priva di contenuti, purchè nuova e diversa. Non tanto nell'ambito dell'Arciconfraternita della Morte, dove il "sostrato" più popolare (artigiani, operai ed agricoltori) suggeriva più saggezza e cautela nell'innovare, quanto nell'Arciconfraternita di S. Stefano, dove il "presunto" maggior livello sociale e culturale quasi imponeva lasciarsi trasportare dal vento del cambiamento, anche le processioni subirono brutture e mortificazioni fortunatamente per soli pochi anni.
Gli anni settanta hanno rappresentato infatti, per la processione dei Misteri, la pagina più nera della loro storia di ormai quasi 450 anni.
Un vero e proprio colpo mortale alla tradizione e alla estetica della processione fu dato nel 1971 dalla decisione (durata per sei anni, fino al 1976) di far entrare nella Cattedrale i cinque Misteri, subito dopo l'uscita da S. Stefano, senza imboccare l'arco di Molfetta Vecchia, per permettere ai confratelli e alla popolazione di assistere alla "Azione liturgica" detta "In Morte Domini" (questo almeno nelle intenzioni).
Infatti la gran parte dei confratelli, non tanto di S. Stefano, quanto delle altre Confraternite che partecipano a portare a spalla le statue dei primi quattro Misteri, anziché rimanere in Cattedrale, preferivano rimanere fuori o intrattenersi nei bar circostanti, creando una situazione di confusione e di rilassamento non consona a quei momenti in cui si celebrava invece la Morte del Signore. Terminata la celebrazione, la processione usciva dalla Cattedrale ed entrava nel centro storico percorrendo via Amente all'inverso di quanto tradizionalmente previsto, uscendo anziché entrando dall'arco e riprendendo il solito itinerario; qualche volta, addirittura, dalla Cattedrale si usciva senza passare dalla città vecchia.
In questi anni inoltre, nel tragitto fra S. Stefano e la Cattedrale, tutti i confratelli portavano il cappuccio (muccio) calato sul volto.
Quando nel 1977 la situazione ritornò alla norma (più per volontà vescovile che dell'Amministrazione dell'Arciconfraternita) il ripristino della tradizione fu controbilanciato da un'altra inopportuna iniziativa che durò per tre anni, dal 1977 al 1979.
Sempre per una errata interpretazione, da parte di qualche confratello, di voler essere al passo con i tempi e di voler dare una maggiore valenza religiosa alla processione, fu invitato infatti l'allora Vescovo Mons. Aldo Garzia ad officiare una omelia subito dopo l’uscita del Cristo Morto, al termine della esecuzione della marcia funebre "Conza Siegge".
Il primo anno di questa "novità" (cosa orribile a vedersi) i primi quattro Misteri, anziché come da tradizione secolare essere disposti linearmente ad ugual distanza tra la Chiesa di S. Anna e l'Arco di Molfetta Vecchia, furono collocati uno accanto all'altro e rivolti verso S. Stefano.
Anche questa iniziativa fu un fallimento (… per fortuna); la gente si mostrava palesemente insofferente e di ciò dovette accorgersi lo stesso Mons. Garzia che, a partire dall'anno successivo, decise fortunatamente di non ripetere tale esperienza.
In verità, i più "maligni" riferiscono che nel 1979 qualcuno sabotò volutamente l'impianto di amplificazione, impedendo così al Vescovo di continuare l'omelia, ovviamente suscitandone il disappunto e la conseguente decisione.
Per tutta la durata degli anni ottanta non vi furono grandi sconvolgimenti nel tradizionale svolgersi dei riti anzi, nel 1988 (a seguito di tutta una serie di operazioni preliminari, che ometto di citare per non urtare la suscettibilità di qualche autoreferenziato conoscitore delle tradizioni) la processione dei Misteri ritornò ad uscire alle ore 4.00 del mattino, come prima del "Novus Ordo" del 1955, riacquistando la sua naturale fisionomia, dal punto di vista estetico e del raccoglimento. Agli inizi poi degli anni novanta, per grazia di Dio e, probabilmente per lo svecchiamento anagrafico delle Amministrazioni delle Confraternite locali, che sono riuscite ad attrarre l'interesse di molti giovani (in passato inibiti ad entrare in quei sodalizi, forse per il troppo austero atteggiamento nei confronti dei nuovi confratelli), il numero dei partecipanti alle processioni pasquali è aumentato a dismisura, tanto da renderne addirittura difficoltosa la gestione, a motivo della lunghezza dei sacri cortei. Con il nuovo millennio, anche la buona volontà dei Padri Spirituali verso un maggior impegno nel fare catechesi, nei due maggiori sodalizi ma un po' in tutti direi, ha comportato un generale miglioramento partecipativo alle processioni. Inoltre, per quanti hanno sempre desiderato rivedere l'uscita notturna della processione del Sabato Santo o della Pietà, tale occasione è venuta a realizzarsi nel 2006, 2015 e 2016, anche se ogni volta per motivi diversi ed eccezionali, facendo rivivere quelle atmosfere tanto decantate della ... "Pasqua di una volta". Penso però che sia arrivato il momento di svelare il perchè del punto interrogativo posto nel titolo di questo articolo, pur conscio di suscitare, in quanti ritengono di conoscermi, la domanda: « ... ma parli proprio tu che sei sempre stato un "talebano" nell'ambito della Settimana Santa, sempre pronto a contestare ogni minimo cambiamento?». Ebbene, poichè alla ormai matura età di sessantuno anni, non consona quindi ad essere vissuta da eterno "boy" (come ancora per alcuni miei conoscenti sotto la soglia dei settanta), si ha il dovere morale, soprattutto verso se stessi, di vedere la realtà sotto la massima obiettività, in virtù della esperienza di vita, ritengo che poco o nulla sia cambiato nella annuale riproposizione degli eventi relativi alla Settimana Santa molfettese che, anzi, negli ultimi decenni ha subito un miglioramento. Cominciamo con il dire che gli itinerari delle processioni (salvo qualche piccola variante dovuta a motivazioni "tecniche") è immutato dal 1911, quindi da più di un secolo, nonostante qualche "non addetto ai lavori" abbia più volte, anni addietro, auspicato un ampliamento ai nuovi quartieri. Le funzioni quaresimali che si svolgono a S. Stefano e al Purgatorio sono sempre più seguite da fedeli e confratelli, soprattutto giovani, e molto curate anche sotto il profilo musicale; così come la esecuzione delle marce funebri, magistralmente eseguite dalle ormai due bande cittadine, i cui maestri svolgono un continuo lavoro di eliminazione delle manipolazioni postume, nel rispetto di come le hanno volute e scritte i rispettivi autori, con il preziosissimo e gratuito contributo della trascrizione di spartiti e partiture, operata dal mio carissimo amico prof. Mauro Spagnoletti, al quale andrebbe tributato, a mio parere, un pubblico riconoscimento. I partecipanti alle processioni sono aumentati di numero e nella stragrande maggioranza hanno un comportamento più consono alla occasione, grazie ai continui richiami delle Amministrazioni; a quanti poi osservano che quelle di Molfetta sono un po' disordinate ... beh ... vorrei far presente che questo fa parte del carattere atavico dei molfettesi che sono notoriamente (purtroppo) disordinati e poco formali in tutti gli aspetti della vita cittadina ... nessuno escluso (e su questo si dovrebbe, con molta umiltà e senso critico, aprire un lungo dibattito). Ciò, ovviamente, non significa che bisogna abbassare la guardia nel curare questo aspetto. Anche le Statue dei Misteri e soprattutto quelle di Giulio Cozzoli sono ritornate al primitivo aspetto, grazie ad oculati restauri che hanno posto rimedio a precedenti assurde manipolazioni cromatiche ... Cos'altro si vuole? Si vada a vedere cosa avviene in altre realtà anche vicine in cui tutto è stato ridimensionato, nel disinteresse collettivo, e durante le processioni imperversano microfoni, altoparlanti ed inopportune omelie per strada che nessuno, diciamocelo francamente, ascolta. A Molfetta invece tutto ciò non accade e, pur correndo l'ulteriore rischio di suscitare l'indignazione di qualche mio estimatore (almeno fino a prima di questa dichiarazione), devo dire che è positivo anche il vivere con grande passione le tradizioni della Settimana Santa, da parte di tante donne che le aspettano per tutto l'anno, nella stessa trepida attesa dei loro mariti, fratelli e figli. Non si possono fare valutazioni su come nel tempo attuale si vive a Molfetta la Settimana Santa, senza considerare quanto fino ad ora illustrato; diversamente sarebbe come vivere con il paraocchi e non avere capacità di discernimento, così come bisogna necessariamente tenere conto dei mutamenti sociali, culturali ed economici che hanno inciso negli ultimi decenni nel nostro vivere quotidiano ... mutamenti che nonostante tutto non hanno stravolto l'identità delle nostre amate tradizioni. Qualche volta nei discorsi che si fanno "al Borgo" vengono ancora ricordati i volti scavati dei vecchi confratelli della Morte o le grida delle donne che invocavano grazie nel momento in cui compariva sulla soglia della Chiesa del Purgatorio la venerata Sacra immagine dell'Addolorata. Queste cose non ci sono più, ma si può forse tornare indietro, a quando la società era più contadina ed operaia o a quando la medicina non era in grado di dare le attuali risposte e la gente si affidava solo ai miracoli? Diciamocelo francamente ... forse è anche meglio che sia così ... o no? È bello quindi ricordare quello che era la "Pasqua di una volta", ma quella attuale com'è? È forse meno bella? Non è invece il caso di dire: «"Pasqua di una volta?" ... ma no ... forse è meglio la Pasqua di oggi?». E poi ... la "Pasqua di oggi" non è essa stessa quella che per i nostri nipoti sarà la "Pasqua di una volta"?

                                dott. Francesco Stanzione - Settimana Santa 2017